Il Progetto EarthBi

EarthBi una rivoluzione green nella blockchain

Il sacchetto di plastica appartiene a una delle 10 tipologie di rifiuto che più comunemente si trovano disperse nell’ambiente, come risulta dall’analisi dei rifiuti raccolti durante le giornate di pulizia International Coastal Cleanup organizzate da Ocean Conservancy, e campagne similari.

ALCUNI DATI SULLA PLASTICA

La produzione di plastica assorbe l’8% della produzione mondiale di petrolio. Al ritmo di crescita attuale, il mondo produce 240 milioni di tonnellate di plastica all’anno, di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole il 97% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata.

Circa la metà della quantità di plastica prodotta annualmente viene impiegata per produrre articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro l’anno.

La produzione mondiale della plastica sta crescendo al ritmo del 3,5% all’anno e questo significa che ogni 20 anni la quantità di plastica prodotta potrebbe raddoppiare.

I relativi detriti si accumulano nell’ambiente e il problema è in rapida crescita.

L’INQUINAMENTO DA PLASTICA NEI MARI E NELLE COSTE

Circa i 4/5 dei rifiuti presenti in mare arrivano da terra, sospinti dal vento o trascinati da scarichi d’acqua e fiumi. Solamente il 20%, proviene dalle navi. Quasi il 90% dei rifiuti galleggianti in mare è costituito da plastica.

Si stima che sia finito in mare il 5% di tutta la plastica prodotta dagli anni 50 in poi.

Un rapporto elaborato all’interno di un programma di salvaguardia ambientale delle Nazioni Unite ha stimato in circa 20.000 unità i detriti più o meno grandi presenti in 1 Km quadrato di superficie marina. In alcune aree maggiormente compromesse, la quantità di unità in detriti presenti superava i 400.000 pezzi per Km quadrato.

In Inghilterra l’ente nazionale per la protezione del mare, The Marine Conservation Society, che promuove campagne di pulizia di spiagge e coste, ha rilevato rispetto alle prime ricerche effettuate nel 1994, un aumento dei rifiuti plastici pari al 146%.

Negli ultimi 10 anni la quantità delle bottiglie di plastica abbandonate è aumentata del 67% , quella dei sacchetti di plastica del 54% e quella dei mozziconi di sigaretta del 44% (non biodegradabili poiché contengono acetato di cellulosa).

EFFETTI SULLA FAUNA MARINA

A livello mondiale sono almeno 143 le specie marine che sono rimaste vittime di entanglement ( ciò che accade quando gli animali rimangono imbrigliati in sacchetti, reti o altri rifiuti plastici e finiscono per morire di fame, soffocamento o annegamento), con la quasi totalità delle specie di tartarughe marine che inghiottono i sacchetti scambiandoli per meduse, la loro preda principale. Le specie che inghiottono plastica sono stimate in 177, di cui il 95% è costituito da uccelli marini.

Non è possibile stabilire il numero complessivo delle varie specie di fauna marina che ogni anno rimangono vittime della plastica, poichè non ci sono nel mondo stazioni di monitoraggio o studi che si occupino di rilevare questo fenomeno nel lungo periodo, anche solamente in una determinata zona.

Tuttavia, associazioni ambientaliste hanno ipotizzato delle stime sulla base di dati raccolti da studi che hanno censito localmente il totale delle carcasse di animali trovati durante un determinato lasso di tempo e all’interno di un determinato territorio.

Sulla base di questi dati sono state fatte delle proiezioni che quantificano in almeno 1 milione gli uccelli marini e in 100.000 le unità, tra mammiferi marini e tartarughe, che annualmente muoiono per entanglement o per ingestione di plastica.

L’opinione pubblica spesso si chiede qual è il rifiuto plastico più dannoso o più massicciamente presente nell’ambiente, se si tratti del sacchetto o delle reti da pesca o del pericolosissimo imballaggio plastico a sei anelli che tiene insieme le confezioni di lattine…

La risposta è che tutta la plastica è dannosa a causa della sua indistruttibilità e permanenza, quando dispersa nell’ambiente. Non essendo biodegradabile, non si dissolve ma si frantuma molto lentamente in parti sempre più piccole.

Frantumandosi raggiunge formati sempre più minuti così da poter essere ingerita da ogni organismo che abita gli oceani, passando dai minuscoli crostacei Krill o salpe che costituiscono lo zooplancton, per arrivare sino alla balena.

Charles Moore, fondatore e ricercatore di Algalita Marine Research Foundation, effettua un primo studio nel 1999 prelevando acqua a vari livelli di profondità e analizzando il contenuto in laboratorio. La quantità di queste microparticelle plastiche superava la percentuale di zoo plancton presente in acqua mediamente in un rapporto di 6 a 1, e di 30 a 1 ( 30 volte più plastica) in aree più compromesse. Successivi rilevamenti effettuati nel 2007 riscontrano che la percentuale di plastica si era quintuplicata. Studiosi di Algalita e di altre associazioni di ricerca marina sono arrivati, sulla base dei loro studi scientifici, alla convinzione che la plastica potrebbe aumentare del 100% ogni TRE anni. Purtroppo l’incremento annuale degli ultimi anni fa temere che questa previsione sia PER DIFETTO.

LA PLASTICA E LE SOSTANZE CHIMICHE INQUINANTI

La plastica in mare agisce come una spugna, attirando tutte le sostanze chimiche idrorepellenti come quelle raggruppate nella categoria chiamata inquinanti organici persistenti POP’s (acronimo di Persistent Organic Pollutants) (http://it.wikipedia.org/wiki/Inquinante_organico_persistente), ma anche metalli pesanti come mercurio zinco e piombo, che vengono assorbiti dai frammenti di detriti plastici in concentrazioni fino ad un milione di volte superiori a quella contenuta nell’acqua marina.

Queste sostanze chimiche finite in mare nel corso degli anni sono contaminanti molto resistenti alla decomposizione, che impiegano decine di anni prima di decadere con evidenti proprietà tossiche.

Altre sostanze dannose per la nostra salute sono gli ftalati, additivi chimici impiegati nella lavorazione della plastica per produrre pellicole, giocattoli o oggetti in PVC.

Tutte queste sostanze, chiamate “distruttori endocrini”, colpiscono in gruppo; dall’ambiente risalgono la catena alimentare fino all’uomo e nei cibi si miscelano in un cocktail velenoso per l’equilibrio ormonale, che può provocare seri danni durante lo sviluppo embrionale e nei primi anni di vita del bambino, con conseguenze su sistema riproduttivo, difese immunitarie e sistema nervoso.

Questo scenario appena prospettato ha una sola causa, l’uomo, che ha modificato profondamente il pianeta, distruggendo le risorse naturali in nome dell’evoluzione e del progresso, ignorando un fattore essenziale: il rispetto del mondo che lo ospita.

Il Progetto EarthBi

In un tragico scenario come quello appena delineato, l’obiettivo primario di EarthBi, è quello di ridurre la dispersione e l’accumulo di prodotti plastici non biocompatibili con l’ambiente, grazie ad un prodotto innovativo che riesca a non contaminare l’aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani in cui viviamo, camminiamo, respiriamo e dei cui frutti ci nutriamo. Le attuali politiche di riciclo dei materiali plastici inquinanti sono fondamentali ma non risolutive.

Il progetto, unico nel panorama mondiale, è stato ideato in modo del tutto rivoluzionario.

Esso abbina al mondo virtuale – tramite la creazione di un apposito utility token per il settore «green» denominato “ERA” – polimeri con caratteristiche di alta biodegradabilità e qualità e di ampio possibile utilizzo. Il progetto, in sostanza, è volto alla diffusione di biopolimeri innovativi, generati grazie a diritti di proprietà industriale (brevetti e know-how) proprietari.

Il token utility ERA consentirà agli acquirenti di ottenere maggiori quantità di materia prima o sconti sui prodotti finiti realizzati in bioplastica. ERA potrà essere acquistato per il tramite di appositi portali.

EarthBi implementerà, inoltre, la piena tracciabilità della filiera produttiva grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain in modo da garantire a clienti e consumatori le qualità e caratteristiche dichiarate. La disponibilità a regime dei biopolimeri EarthBi sarà di circa 60.000 tonnellate all’anno. Il progetto verrà realizzato grazie all’utilizzo di capitale proprio e di debito.

Il mercato in cui opera

Le potenzialità del mercato della bioplastica sono enormi: attualmente il principale mercato di sbocco è l’Europa, con un consumo di bioplastiche nel 2017 pari a 2,05 milioni di tonnellate. Di queste quantità, il 58% è oggi impiegato nel settore del Packaging. Le previsioni di sviluppo del settore indicano che, nell’arco di cinque anni, la produzione crescerà fino a 2,44 milioni di tonnellate, con un incremento del 19%.

Se si guarda al mercato mondiale, la situazione è ancora più interessante: con 4,1 milioni di tonnellate di capacità di produzione nel 2016, le bioplastiche rappresentano circa l’1,7% del mercato mondiale dei polimeri e le stime sono di una crescita di quasi il 30% nel prossimo triennio.

Le bioplastiche possono essere impiegate in molteplici settori industriali, quali packaging, automotive, trasporti, costruzioni, beverage, biomedicale, pharma, cosmetics etc., dove vanno a sostituire le plastiche inquinanti tradizionali, quali polipropilene, polietilene, policarbonato e poliestere.

Perchè si dovrebbe scegliere la bioplastica EarthBi?

La bioplastica EarthBi presenta caratteristiche che le danno un consistente vantaggio competitivo rispetto a prodotti analoghi, in quanto è un biopolimero interamente biobased e biodegradabile al 100%. Infatti, il processo di produzione avviene attraverso l’utilizzo di materie prime rinnovabili e non ha bisogno di materie pure.

Il prodotto finale, infatti, può essere utilizzato negli impianti dedicati alla lavorazione di plastica tradizionale, senza che questi debbano essere modificati, ed è particolarmente adatto nei processi produttivi ad iniezione e ad estrusione. Riguardo al fine vita, i manufatti realizzati con la bioplastica EarthBi, non solo sono biodegradabili, ma il processo avviene in tempi estremamente rapidi rispetto ad altre bioplastiche.

Tutto questo anche grazie ai brevetti e al know-how di proprietà del Gruppo che saranno impiegati per il miglioramento del prodotto e del processo di produzione.

Una idea già concreta

Lo sviluppo ed implementazione della bioplastica EarthBi sarà a breve avviata in un primo stabilimento, situato in Italia, dotato inizialmente di una singola linea di produzione, attiva in 4-5 mesi dallo start-up di progetto. Tale capacità, nei successivi 10-12 mesi, sarà ulteriormente ampliata.

Contestualmente a tale ultima fase si avvieranno i cantieri per la realizzazione degli altri impianti di produzione situati in Europa, con una previsione temporale per la messa a regime della produzione di 28-32 mesi, il tutto grazie a capitale proprio e di debito.

Distribuzione degli ERA

Il progetto EarthBi non prevede, tuttavia, l’avvio di una tipica offerta iniziale di moneta virtuale (“ICO”). Il processo avviato con la messa a disposizione di token ERA, infatti, consente agli acquirenti di divenire proprietari di un utility token che conferisce il diritto a ricevere bioplastica EarthBi in maggiori quantità i o beni prodotti in tale bioplastica ad un prezzo più vantaggioso rispetto a quello di mercato.

Da oggi, grazie ad EarthBi, sarai più consapevole e rispettoso dell’ambiente che ti circonda

Maggiori info sul progetto

Sito: https://earthbi.io/

Whitepaper: https://earthbi.io/whitepaper/

Telegram: t.me/Earthbi

3d Bitcointalk: https://bitcointalk.org/index.php?topic=5128527.0

 

Referenze

Waste on Line http://www.wasteonline.org.uk/

Charles Moore, Algalita http://www.algalita.org/

Greenpeace Ocean defenders

mindfully.org, http://www.mindfully.org/Plastic/plastic.htm)

Dr Richard Thompson, Marine Ecologist , University of Plymouth.

UNEP

MCS, The Marine Conservation Society

Seabirds ref, Alterra /Save the North Sea/North Pacific University of Victoria BC,Canada

DNR

Atlantic States Marine Fisheries Commission

Ebbesmeyer, C.

Porta la sporta www.portalasporta.it